La Svizzera non è una dittatura

 

La chiara bocciatura dell’iniziativa detta «dell’attuazione» merita una riflessione. Si trattava di un’iniziativa che per la pervicacia di voler «attuare» una norma costituzionale già ottenuta e di voler eliminare giudici e parlamento da ogni «interferenza con la volontà popolare» avrebbe aperto la strada a una dittatura popolare, basata su plebisciti organizzati dalla poco democratica dirigenza Udc, guidata dal miliardario Blocher. Dirigenza beninteso che «interpreta» lei sola la vera volontà popolare. Dibattiti, consultazioni, ricerca della soluzione che soddisfi la maggior parte degli interessi coinvolti, discussione in parlamento: tutto inutile! Il popolo dica «sì» (il «no» evidentemente non è previsto) e basta. Applicazione delle norme di legge considerando la fattispecie, la situazione personale, le conseguenze di una pena, sempre tenendo ben in vista lo scopo del reinserimento sociale del colpevole, ma anche la protezione della società da persone pericolose: tutto inutile! La pena (non la giustizia!) è uguale per tutti e basta.

Dopo aver ceduto un paio di volte alle lusinghe della dittatura popolare plebiscitaria (pensiamo all’internamento a vita o all’imprescrittibilità di certi delitti), il popolo oggi 28 febbraio 2016, data storica per l’evoluzione della democrazia svizzera, ha detto «no»: non sarò un sovrano assoluto, autocratico che fa a meno di parlamento e giudici. Riaffermo quanto già deciso nel 1848 e sempre ribadito: sono un sovrano costituzionale che rispetta lo Stato di diritto, protegge i diritti delle minoranze e riconosce la divisione dei poteri e il controllo incrociato dei poteri come unica garanzia di libertà e democrazia.

L’abbiamo scampata bella! Non oso pensare che cosa sarebbe diventata la Svizzera dopo un «sÌ» all’iniziativa di attuazione… Un’idea ce la dà il tono di un commento prima del voto sul giornale populista locale, un linguaggio degno della stampa di regime dei bui anni Trenta: «Dibattito che ha visto scendere in campo, con dovizia di mezzi economici, la presunta élite (?) politikamente korretta e spalancatrice di frontiere in tutto il suo “splendore”: alla casta dei professori universitari di partito si è aggiunta tutta una corte dei miracoli composta da intellettualini da tre e una cicca, politicanti trombati, strasussidiati pagliacci, stampatori di finti giornali, nani e ballerine». La riscossa della società svizzera è stata invece corale: in pochi giorni l’«appello urgente» ha raccolto più di 50mila firme e quasi 1,2 milioni di franchi! In quanto alla «dovizia di mezzi economici» e alla domanda «chi paga il conto per questa isterica e martellante “campagna contro”? Forse un qualche miliardario residente negli Usa?», basterebbe dire «da che pulpito!? O sono già dimenticati i giornali in tutte le case e le copiose donazioni del miliardario padrone del partito?

Proprio lui che in gennaio aveva dichiarato nell’incontro annuale dell’Udc all’Albisgütli che la Svizzera sta diventando una dittatura. Sì perché il «popolo» è stato fregato da un colpo di Stato silenzioso (e quindi ancor più pericoloso) che gli ha tolto la libertà e l’indipendenza. E chi sono i dittatori? I giudici, che rispettano la Convenzione europea dei diritti umani invece di applicare le sue inapplicabili iniziative; gli scienziati e specialmente gli «pseudoscienziati» delle scienze umane, come lo storico Jakob Tanner, «professore marxista» all’Università di Zurigo, che scrive libri difficili sulla storia svizzera; o il professore di diritto Philippe Mastronardi che ritiene incostituzionale lo Statuto dell’Udc; e naturalmente «i politici», come quell’avvocato che ha scritto sulla ‘Nzz’ che il consigliere nazionale Udc e professore di diritto Hans-Ueli Vogt, il padre dell’assurda iniziativa per la supremazia del diritto svizzero su quello internazionale, dovrebbe essere espulso dall’università. In realtà la dittatura verso la quale la Svizzera aveva cominciato a muoversi era quella dello Stato populista plebiscitario sotto la guida del tribuno Blocher. Movimento bloccato oggi con forza e convinzione dalle cittadine e dai cittadini svizzeri.

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